Stamattina, come ogni capodanno, sono uscito presto per una passeggiata nella Genova spettrale del dopo notte brava. Passeggiando nelle località di sempre, un sentimento pessimo si è impadronito di me. I francesi la chiamano decadance. La decadenza irrevrsibile, la putrescenza di ciò che è organico, ma anche di ciò che è spirituale, oppure inanimato. Da Portello, dove abito, il mio percorso mi ha portato in via XX Settembre, dove i barboni, paedon, gli homeless, dormono in terra alla luce delle rutilanti vetrine di Swarowski, oppure dei multicolori negozi di abbigliamento, accesi a giorno per attirare i potenziali “saldisti”, individui del genere sapiens-sapiens bramosi di mostrare, da persone socialmente arrivate, un bardamento costoso, ma ottenuto a basso prezzo, malcelando il motto “io sono più furbo”, misconoscendo, o facendo finta di misconoscere che la gloria effimera costa molto di più di quella genuina. Proseguendo nel mio errare, attraverso il vialone che unisce Brignole al mare, dove ho modo di valutare la completa mancanza di segnaletica orizzontale, la completa mancanza di un fondo stradale omogeneo. Così come per i marciapiedi e l’illuminazione. Ma cosa penserà un turista in visita da noi? Devo attendere solo qualche minuto per saperlo. In cerca di un po’ dei miei posti, decido di dirigere verso Carignano, passando dalle Caravelle. Dopo avere attraversato un perenne cantiere di copertura del Bisagno, mi infilo nei giardinetti Coco, allo scopo di raggiungere la scalinata delle caravelle passando da dietro la Questura. Questi giardini pubblici sono un’immondezzaio. Bombay sembra Lugano al confronto. Incontro una coppia di turisti anglofoni, che mi chiedono da dove possono raggiungere le Caravelle, ed io da perfetto padrone di casa, li prego di seguirmi, che stavo per fare la stessa strada. Percorriamo un vialetto che costeggia il cortile della questura, ma alla fine un cancello, che dà verso la scalinata, chiuso da una catena con lucchetto. Torniamo indietro e percorriamo quello superiore: anche lui chiuso. A questo punto, imbarazzato come pochi, li prego di seguirmi e saliamo fino alle mura delle Cappuccine, dove sono certo lo spettacolo mozzerà il fiato ai miei improvvisati ospiti. In fatti cosi è: tra buchi in terra, marciapiedi scoppiati, cartelli divelti e panchine assenti l’univa cosa che posso fare è scusarmi, con la promessa che da molto vicino avremmo assistito ad una splendida vista di Piazza della Vittoria, con il suo splendido Arco. In breve raggiungiamo il belvedere tra mura delle Cappuccine e Mura del Prato. Vorrei sprofondare. A terra esteticamente orribili scritte promettenti eterno amore all’amata o all’amato (fino alla prima prestazione erotica). Sulle panchine stesse manifestazioni artistiche. Negli angoli spazzatura, bottiglie, sacchetti di patatine, scatole di sigarette e chewing gum disposte in maniera casuale su tutta la pavimentazione. Davvero edificante!! E non era roba della notte di capodanno. Con quattro parole di circostanza mi accomiato dai malcapitati vergognandomi come un ladro. Ma che figura di mer………. Al ritorno verso casa passo da Sarzano, Ravecca, Porta Soprana…… De Ferrari……. Bella la Piazza di Genova, con i suoi soffioni d’acqua. Ma chi può avere concepito una simile bruttura? Ma anche un cretino capisce che un soffione che parte da terra in una piazza bagna la gente, se non c'è recinzione, oppure bagna in terra e la gente ci cade sopra scivolando. Ma chi è l’imbecille che ha partorito tale minchiata?? Sarà mica lo stesso della palla di vetro all’aquario? Ma perche impestano Genova di rumenta? Ma perché invece di pagare tali minchiate non teniamo pulito quello di bello che abbiamo?
Scusate lo sfogo. Il resto la prossima puntata.